224 Km 224 Km

dignitea:

my life is a joke and i’m not laughing anymore

(via itemporalidentro)

,,

Tu che stai leggendo
- chiunque tu sia non ha importanza -
dovresti ascoltarmi.
Un momento, mica chiedo di più.
Credi che io sia una scritta uguale a tante altre?
Lo sono, infatti.
Voglio dire la stessa cosa, ma in maniera diversa.
Sei triste, ora? Mi auguro di no.
Se non lo sei: chiudi questa pagina, spegni questo computer, apri quella porta e vivi la tua vita.
Se lo sei: leggimi.
Mi guardi con occhi asciutti, o mi hai incontrato piangendo?
Non ti vergognare di piangere, se ne hai bisogno.
Non sai quanto mi piacerebbe esser fatto di carta, solo per bagnarmi delle tue lacrime: piangere su un foglio bianco è come scrivere delle emozioni più forti.
Invece, mi accontento di essere ciò che sono, sapendo che foglio non sarò mai.
Spesso va così, non trovi?
Voglio dire: spesso bisogna accontentarsi di ciò che si è.
Quante volte ti sarà successo, io non posso neanche immaginarlo.
Troppo grassa, troppo bassa. Capelli in disordine.
Mai abbastanza veloce; mai abbastanza dolce; mai abbastanza tranquilla; mai abbastanza innamorata.
Mai abbastanza.
Ma chi lo dice, poi, che tu non sia abbastanza?
Credi davvero che il tuo cuore
- mio dio, il cuore. è pieno, non è vero?-
non ami abbastanza?
Non si misura l’amore.
O magari ama troppo.
Mannò, non c’è mai troppo amore.
E chi lo dice che tu non sia bella?
Il tuo specchio, magari.
Che poi, gli specchi mica parlano. O pensano.
Affidarsi ad un oggetto?
Non si può di certo.
Affidati piuttosto agli occhi di chi ti ama,
i quali ti vedranno sempre bella.
Ti vedranno come realmente sei.
Chiedi a tua madre, magari. O a tuo padre.
O a tuo fratello.
Al tuo compagno di banco, ecco. Forse ti ama anche lui.
In segreto.
Insomma, chiudi un attimo i tuoi occhi e apri quelle delle persone che ti stanno accanto.
Provaci.
Ti vedi?
Mio dio, sei bellissima. Lo giuro, eh.
Scriverei per ore riguardo i tuoi occhi, o alle tue mani.
Sono dettagli. Ma bisogna pur sempre innamorarsi dei dettagli.
Sono quelli che rendono uniche le persone.
Anche tu sei unica.
Hai il colore di capelli della tua amica, la maglia uguale a quella famosa cantante, le scarpe copiate al tuo ragazzo.
Ma il tuo dettaglio
- quel neo, quelle labbra, quel sorriso, quelle mani, quel tatuaggio, quel pensiero, quella cicatrice, quella ruga accanto agli occhi, quel modo di impugnare la penna, quell’unghia morsicchiata, quel tuo gesticolare -
ti rende irripetibile.
Lo sai che cosa è successo a ciò che è stato irripetibile?
E’ stato ricordato.
E tramandato.
E amato terribilmente.
Ed è arrivato a te.
Come tu arriverai agli altri.
Davvero vorresti perdere questa occasione?
Certe volte vorresti solo farla finita, io lo so.
Un foglio non ha cuore ma ha orecchie.
Sento quel che dici,
sento quel che piangi.
Ma ora pensa, te ne prego:
il presente, che cos’è poi?
Un momento così flebile e breve da non esistere perlopiù.
Questa frase è già passata, nel momento in cui la scrivo.
E ciò che penso è già futuro.
Il presente dov’è?
Si trova in mezzo, questo è certo, fin dalle elementari te lo hanno insegnato.
Ma pende tremendamente tra passato e futuro e ne è pienamente influenzato;
però non influenza.
Mi correggo: influenza, sì. Perché se nel presente ti metti una coperta, nel futuro starai al caldo.
Ma ciò che voglio realmente dire è che, ciò che vivi nel tuo presente, non per forza perdurerà nel tuo futuro.
Sei triste oggi, l’ho capito.
E domani?
Io non lo so. Nessuno lo sa.
Nessuno, tranne te; tu puoi decidere come essere domani.
E quel che, invece, posso fare io, ora, prima di essere, chissà, dimenticato, condiviso, eliminato, disprezzato o terribilmente amato, è dirti di decidere di essere come davvero vuoi essere.
Vuoi essere felice, domani? Ma certo che lo vuoi.
E allora tirati su.
No, non tutto in una volta.
Sarebbe impossibile per chiunque.
Ma domani fai un passo in più. Tira su una spalla, magari.
O una mano.
Così poi qualcuno te la stringe forte, e ti aiuta a tirarti su più velocemente.
E se questa mano mai arrivasse, dunque che dovrebbe importare? Dovrai essere in grado di alzarti da sola.
E ce la farai:
gli umani sono nati per reggersi in piedi.
E se oggi non ti ami,
prova ad innamorarti domani.
Ma non pensare più che sia la fine, capito?
Non pensarlo più.
Perché la fine arriva solo per chi non ha possibilità.
E invece tu ne hai.
Non mi credi?
Dunque, vorresti davvero dirmi che, se il tuo amore non ti ama, allora non può amarti nessun altro?
Datti tempo.
Dagli tempo.
L’amore è un po’ lento, sai. Non ha ancora trovato benzina per la macchina, quindi si muove a piedi.
E bisogna aspettarlo.
Bisogna aspettarlo e un po’soffrirlo, ecco.
Perché tutte le cose belle nascono da cose brutte.
Che poi non sono brutte.
Sono solo meno belle di quelle che anticipano.
E il tuo sorriso, vorresti davvero tenerlo sempre al buio?
Eppure sei così bella quando sorridi. Succede una volta al mese, magari. E forse per sbaglio.
Per poco.
Chi lo sa.
Però succede; ed è il giorno che aspetto con più gioia.
La cosa bella è che non sono l’unico a farlo.
Ad aspettare con gioia, voglio dire.
C’è qualcuno, lontano dai tuoi occhi ma così vicino al tuo cuore, che aspetta insieme a me.
Perché l’amore sta arrivando, te l’ho detto.
Ti prego di guardare ciò che hai intorno, un giorno.
Domani sarebbe perfetto.
Abbiamo parlato così tanto del domani, tanto da renderlo il giorno perfetto per iniziare.
Così magari stasera ti addormenti un po’ più serena, sapendo che domani sarà meglio.
Ti affido un compito, prima di segnarmi con le ultime parole: vivi.
E, quando ti sembra finita, usami.
Scrivimi.
Bagnami.
Rovinami.
Stropicciami.
Gettami.
Uccidimi,
piuttosto che uccidere te stessa.

linearetta  (via thatsloveow)

(via iltuonomihauccisa)

dignitea:

my life is a joke and i’m not laughing anymore

(via itemporalidentro)

,,

Tu che stai leggendo
- chiunque tu sia non ha importanza -
dovresti ascoltarmi.
Un momento, mica chiedo di più.
Credi che io sia una scritta uguale a tante altre?
Lo sono, infatti.
Voglio dire la stessa cosa, ma in maniera diversa.
Sei triste, ora? Mi auguro di no.
Se non lo sei: chiudi questa pagina, spegni questo computer, apri quella porta e vivi la tua vita.
Se lo sei: leggimi.
Mi guardi con occhi asciutti, o mi hai incontrato piangendo?
Non ti vergognare di piangere, se ne hai bisogno.
Non sai quanto mi piacerebbe esser fatto di carta, solo per bagnarmi delle tue lacrime: piangere su un foglio bianco è come scrivere delle emozioni più forti.
Invece, mi accontento di essere ciò che sono, sapendo che foglio non sarò mai.
Spesso va così, non trovi?
Voglio dire: spesso bisogna accontentarsi di ciò che si è.
Quante volte ti sarà successo, io non posso neanche immaginarlo.
Troppo grassa, troppo bassa. Capelli in disordine.
Mai abbastanza veloce; mai abbastanza dolce; mai abbastanza tranquilla; mai abbastanza innamorata.
Mai abbastanza.
Ma chi lo dice, poi, che tu non sia abbastanza?
Credi davvero che il tuo cuore
- mio dio, il cuore. è pieno, non è vero?-
non ami abbastanza?
Non si misura l’amore.
O magari ama troppo.
Mannò, non c’è mai troppo amore.
E chi lo dice che tu non sia bella?
Il tuo specchio, magari.
Che poi, gli specchi mica parlano. O pensano.
Affidarsi ad un oggetto?
Non si può di certo.
Affidati piuttosto agli occhi di chi ti ama,
i quali ti vedranno sempre bella.
Ti vedranno come realmente sei.
Chiedi a tua madre, magari. O a tuo padre.
O a tuo fratello.
Al tuo compagno di banco, ecco. Forse ti ama anche lui.
In segreto.
Insomma, chiudi un attimo i tuoi occhi e apri quelle delle persone che ti stanno accanto.
Provaci.
Ti vedi?
Mio dio, sei bellissima. Lo giuro, eh.
Scriverei per ore riguardo i tuoi occhi, o alle tue mani.
Sono dettagli. Ma bisogna pur sempre innamorarsi dei dettagli.
Sono quelli che rendono uniche le persone.
Anche tu sei unica.
Hai il colore di capelli della tua amica, la maglia uguale a quella famosa cantante, le scarpe copiate al tuo ragazzo.
Ma il tuo dettaglio
- quel neo, quelle labbra, quel sorriso, quelle mani, quel tatuaggio, quel pensiero, quella cicatrice, quella ruga accanto agli occhi, quel modo di impugnare la penna, quell’unghia morsicchiata, quel tuo gesticolare -
ti rende irripetibile.
Lo sai che cosa è successo a ciò che è stato irripetibile?
E’ stato ricordato.
E tramandato.
E amato terribilmente.
Ed è arrivato a te.
Come tu arriverai agli altri.
Davvero vorresti perdere questa occasione?
Certe volte vorresti solo farla finita, io lo so.
Un foglio non ha cuore ma ha orecchie.
Sento quel che dici,
sento quel che piangi.
Ma ora pensa, te ne prego:
il presente, che cos’è poi?
Un momento così flebile e breve da non esistere perlopiù.
Questa frase è già passata, nel momento in cui la scrivo.
E ciò che penso è già futuro.
Il presente dov’è?
Si trova in mezzo, questo è certo, fin dalle elementari te lo hanno insegnato.
Ma pende tremendamente tra passato e futuro e ne è pienamente influenzato;
però non influenza.
Mi correggo: influenza, sì. Perché se nel presente ti metti una coperta, nel futuro starai al caldo.
Ma ciò che voglio realmente dire è che, ciò che vivi nel tuo presente, non per forza perdurerà nel tuo futuro.
Sei triste oggi, l’ho capito.
E domani?
Io non lo so. Nessuno lo sa.
Nessuno, tranne te; tu puoi decidere come essere domani.
E quel che, invece, posso fare io, ora, prima di essere, chissà, dimenticato, condiviso, eliminato, disprezzato o terribilmente amato, è dirti di decidere di essere come davvero vuoi essere.
Vuoi essere felice, domani? Ma certo che lo vuoi.
E allora tirati su.
No, non tutto in una volta.
Sarebbe impossibile per chiunque.
Ma domani fai un passo in più. Tira su una spalla, magari.
O una mano.
Così poi qualcuno te la stringe forte, e ti aiuta a tirarti su più velocemente.
E se questa mano mai arrivasse, dunque che dovrebbe importare? Dovrai essere in grado di alzarti da sola.
E ce la farai:
gli umani sono nati per reggersi in piedi.
E se oggi non ti ami,
prova ad innamorarti domani.
Ma non pensare più che sia la fine, capito?
Non pensarlo più.
Perché la fine arriva solo per chi non ha possibilità.
E invece tu ne hai.
Non mi credi?
Dunque, vorresti davvero dirmi che, se il tuo amore non ti ama, allora non può amarti nessun altro?
Datti tempo.
Dagli tempo.
L’amore è un po’ lento, sai. Non ha ancora trovato benzina per la macchina, quindi si muove a piedi.
E bisogna aspettarlo.
Bisogna aspettarlo e un po’soffrirlo, ecco.
Perché tutte le cose belle nascono da cose brutte.
Che poi non sono brutte.
Sono solo meno belle di quelle che anticipano.
E il tuo sorriso, vorresti davvero tenerlo sempre al buio?
Eppure sei così bella quando sorridi. Succede una volta al mese, magari. E forse per sbaglio.
Per poco.
Chi lo sa.
Però succede; ed è il giorno che aspetto con più gioia.
La cosa bella è che non sono l’unico a farlo.
Ad aspettare con gioia, voglio dire.
C’è qualcuno, lontano dai tuoi occhi ma così vicino al tuo cuore, che aspetta insieme a me.
Perché l’amore sta arrivando, te l’ho detto.
Ti prego di guardare ciò che hai intorno, un giorno.
Domani sarebbe perfetto.
Abbiamo parlato così tanto del domani, tanto da renderlo il giorno perfetto per iniziare.
Così magari stasera ti addormenti un po’ più serena, sapendo che domani sarà meglio.
Ti affido un compito, prima di segnarmi con le ultime parole: vivi.
E, quando ti sembra finita, usami.
Scrivimi.
Bagnami.
Rovinami.
Stropicciami.
Gettami.
Uccidimi,
piuttosto che uccidere te stessa.

linearetta  (via thatsloveow)

(via iltuonomihauccisa)